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23 NOVEMBRE – TORINO LETTERARIA – SAN SALVARIO – UN VIAGGIO TRA LE PAROLE DI NATALIA GINZBURG – TORINO NEI RICORDI E NELLE PAGINE DI LESSICO FAMIGLIARE

Il prezzo originale era: 32,00 €.Il prezzo attuale è: 25,00 €.

23 NOVEMBRE

Ritrovo ore 15.00, via Morgari 11, Torino

Quota di partecipazione 25 euro a persona

Numero minimo di partecipanti: 10

Esaurito

Descrizione

23 NOVEMBRE

Ritrovo ore 15.00, via Morgari 11, Torino

Itinerario 

Dalla casa di via Morgari nel quartiere San Salvario al Parco del Valentino, dalle case di via Pastrengo e corso Re Umberto alla casa editrice Einaudi, un itinerario alla riscoperta dei luoghi che hanno plasmato la vita e la scrittura di una delle voci più intense del ‘900. Al termine sosta degustazione al Caffè Platti per una merenda “ottocentesca”.

 Guidati dalle parole del suo Lessico famigliare, che le valse il Premio Strega nel 1963, la passeggiata ripercorre la mappa che l’autrice disegna della città, dove memoria privata e storia collettiva si intrecciano per riscoprire i luoghi di una delle voci più importanti della letteratura italiana del Novecento.

Nel segno di una lingua comune, quel lessico particolare, capace di identificare in un abbraccio Natalia e la sua famiglia, si staglia viva la Torino degli anni Trenta, del conflitto, delle leggi razziali e dei bombardamenti fino al dopoguerra.

Mi preparavo a lasciare Torino per sempre. Dicevo addio, nel mio cuore, alla casa editrice, alla città. Mi proponevo di lavorare ancora alla casa editrice nella sede romana; ma pensavo che sarebbe stato molto diverso. Quella che amavo era la casa editrice che si apriva su corso re Umberto, a pochi metri dal Caffè Platti, a pochi metri dalla casa dove stavano i Balbo, quando abitavano ancora a Torino; e a pochi metri da quell’albergo sotto i portici, dove era morto Pavese. Amavo nella casa editrice i miei compagni di lavoro, quelli e non altri

Avevo nostalgia della mia città, e l’amavo molto nel ricordo, l’amavo e ne capivo il senso come forse non m’era mai accaduto quando ci abitavo, e amavo anche il paese dove stavamo adesso, un paese polveroso e bianco, nel sole del sud, larghi prati d’erba ispida e arsa si stendevano sotto le mie finestre, e mi soffiava forte in cuore il ricordo dei viali della mia città, dei platani e delle alte case, e tutto questo prendeva a bruciare lietamente dentro di me, e avevo molta voglia di scrivere.

Natalia Ginzburg, Lessico famigliare

Sul lato orientale della stazione si estende San Salvario, il quartiere che da Porta Nuova arriva fin quasi al Po e che prende il nome dalla chiesa di San Salvatore, o San Salvario, in via Nizza 18. La ferrovia ha contribuito a separare la vita di questa parte della città da quella della confinante Crocetta. Nel suo secolo e mezzo d’attività, infatti, la stazione ha reso San Salvario approdo per eccellenza dell’immigrazione, oggi prevalentemente africana. Ma più che a un quartiere di barriera, l’area compresa tra via Nizza i corsi Vittorio Emanuele II, Massimo D’Azeglio e Marconi assomiglia in realtà, per fisionomia e vicende, al centro storico della città, ed è quasi un secondo Quadrilatero.

Una parte di questa zona, agli inizi dell’Ottocento, ancora aperta campagna. Vi nacquero poi schiere di grandi edifici dagli ampi cortili e villini residenziali di sapore eclettico, edificati su corso Massimo D’Azeglio di fronte al parco del Valentino: gli uni e gli altri non dissimili dall’aspetto urbanistico del parzialmente coevo quartiere della Crocetta. Ma la vocazione di San Salvario è sempre stata, più che residenziale, artigianale, commerciale e operaia.

Il borgo San Salvario è una specie di piccola city di Torino, dalle grandi case annerite, velato dai grandi nuvoli di fumo della grande stazione della strada ferrata, che lo riempie tutto del suo respiro affannoso, del frastuono metallico della sua vita rude, affrettata e senza riposo; una piccola città a parte, giovane di trent’anni, operosa, formicolante di operai lordi di polvere di carbone e di impiegati accigliati, che attraversano le strade a passi frettolosi, fra lo scalpitio dei cavalli colossali e lo strepito dei carri carichi di merci che fan tintinnare i vetri, barcollando fra gli omnibus, i tramvai e le carrette, sul ciottolato sonoro

Edmondo De Amicis, Le tre capitali, 1880