Il prezzo originale era: 32,00 €.28,00 €Il prezzo attuale è: 28,00 €.
Ritrovo ore 15.00, Stazione Porta Nuova, Corso Vittorio Emanuele, Torino
Quota di partecipazione 28 euro a persona
Numero minimo di partecipanti: 10
Esaurito
Itinerario
Sulle tracce dello scrittore l’itinerario ripercorre la città con gli occhi dell’autore de La carrozza di tutti. La Torino di Edmondo De Amicis, che la osserva per un anno intero a bordo del tranvai, è la visione da cui si parte per indagare la Torino letteraria di fine Ottocento. Guidati dalla mappa ideale che lo scrittore disegna della città, si andrà alla riscoperta dei suoi luoghi tra centro, quartieri, cinta daziaria. Il suo sguardo individua e mette a nudo alcuni caratteri che, allora come adesso, rendono Torino riconoscibile tra architetture, luoghi, quartieri.
Certo, un italiano che arrivi qui con l’idea di trovare una città uggiosa, e un po’ triste, come certi stranieri la definiscono – un villaggio ingrandito – un mucchio di conventi e di caserme – deve provare un disinganno piacevole, uscendo dalla stazione di Porta Nuova, in una bella mattinata di primavera. Alla vista di quel grande corso, lungo quanto i Campi Elisi di Parigi, chiuso a sinistra dalle Alpi, a destra dalla collina, davanti a quell’infilata di piazze, a quelle fughe di portici, a quel verde rigoglioso, a quella vastità allegra, piena di luce e di lavoro, deve esclamare – è bello – o tirare almeno uno di quei larghi respiri che equivalgono ad una parola d’ammirazione.
Edmondo De Amicis, Ricordi del 1870-1871
Costretto a star sempre dentro al carrozzone, scopro che riescono bellissimi, all’apparire improvviso del sole, certi prospetti della città, veduti nel vano delle due porticine che li racchiudono come in una cornice oscura, trovano all’occhio come il far cannocchiale della mano davanti a certi particolari di un quadro. Quante piccole meraviglie!
Edmondo De Amicis, La carrozza di tutti, 1871
Sul lato orientale della stazione si estende San Salvario, il quartiere che da Porta Nuova arriva fin quasi al Po e che prende il nome dalla chiesa di San Salvatore, o San Salvario, in via Nizza 18. Nel suo secolo e mezzo d’attività, infatti, la stazione ha reso San Salvario approdo per eccellenza dell’immigrazione, oggi prevalentemente africana.
Una parte di questa zona, agli inizi dell’Ottocento, ancora aperta campagna. Vi nacquero poi schiere di grandi edifici dagli ampi cortili e villini residenziali di sapore eclettico, edificati su corso Massimo D’Azeglio di fronte al parco del Valentino: gli uni e gli altri non dissimili dall’aspetto urbanistico del parzialmente coevo quartiere della Crocetta. Ma la vocazione di San Salvario è sempre stata, più che residenziale, artigianale, commerciale e operaia.
Il borgo San Salvario è una specie di piccola city di Torino, dalle grandi case annerite, velato dai grandi nuvoli di fumo della grande stazione della strada ferrata, che lo riempie tutto del suo respiro affannoso, del frastuono metallico della sua vita rude, affrettata e senza riposo; una piccola città a parte, giovane di trent’anni, operosa, formicolante di operai lordi di polvere di carbone e di impiegati accigliati, che attraversano le strade a passi frettolosi, fra lo scalpitio dei cavalli colossali e lo strepito dei carri carichi di merci che fan tintinnare i vetri, barcollando fra gli omnibus, i tramvai e le carrette, sul ciottolato sonoro
Edmondo De Amicis, Le tre capitali, 1880