32,00 €
30 NOVEMBRE
Ritrovo ore 15, fronte Hotel Roma e Rocca Cavour, dal 1854, Piazza Carlo Felice 60 – Torino
Quota di partecipazione 32 euro a persona
Numero minimo di partecipanti: 14
Esaurito
Itinerario La passeggiata attraversa le piazze più importanti del centro della città, da piazza Carlo Felice a piazza Castello, da piazza Carignano a piazza San Carlo
Piazza Carlo Felice, posta di fronte alla stazione di Porta Nuova, è il naturale biglietto da visita che la città offre ai suoi visitatori il punto di partenza dell’itinerario. Il centro della piazza è occupato dal giardino Sambuy, sul cui lato sinistro si trova il monumento a Edmondo De Amicis, a testimonianza del legame tra lo scrittore ottocentesco e la città.
Le panchine che ornano il perimetro del giardino Sambuy, di giorno ritrovo di anziani e turisti, sono lo sfondo serale di un episodio del romanzo di Emilio Salgari, La bohème italiana:
A Torino artisti ve ne sono in gran numero e di valenti; a noi erano necessari dei tipi speciali, dei veri bohémiens […] Avevamo percorso Torino in tutti i sensi, senza scoprire quelli che cercavamo, quando una sera, passando pel giardino di Carlo Felice, scorgemmo, seduto su una panchina, un giovanotto molto allampanato e molto magro, indizio sicuro che non viveva di capperi
Emilio Salgari, La bohème italiana 1898-1899, Firenze 1909
Su quelle stesse panchine dormono probabilmente i due senzatetto che incontra l’anonimo narratore del Diavolo sulle colline, secondo romanzo della trilogia di Cesare Pavese La bella estate
Sulle panchine dell’aiuola della stazione, sotto l’ombra scarsa di quegli alberelli, dormivano a bocca aperta due pezzenti. Scamiciati, capelli barba ricciuti, sembravano zingari. Ci sono i cessi a pochi passi, e per quanto la notte sapesse di fresco e d’estate, regnava in quel luogo un tanfo, un fetore, che sentiva della lunga giornata di sole e movimento e frastuono, di folla senza pace. Verso sera su quelle panchine – oasi magra nel cuore di Torino – si siedono sempre donnette, solitari, venditori ambulanti, spiantati, e si annoiano, aspettano, invecchiano. Che cosa aspettano? Pieretto diceva che aspettano qualcosa di grosso, il crollo della città, l’apocalissi
Cesare Pavese, Il diavolo sulle colline, Einaudi 1949
Proprio in piazza Carlo Felice il destino ha voluto che, un anno dopo la pubblicazione del romanzo, si consumasse l’apocalissi personale di Pavese. Sul lato sinistro dei portici, guardando dalla stazione ferroviaria, si trova l’hotel Roma, teatro del suicidio dello scrittore il 27 agosto 1950.
Al termine, sosta degustazione al Caffè Baratti & Milano, all’angolo con la Galleria Subalpina. Frequentatore assiduo del caffè, Guido Gozzano dedicò alle signorine intente a scegliere le paste, una delle sue poesie più conosciute, Le golose (1929).
T ra gli anni 20 e 30 del 900, il nome del caffè è famoso anche dall’altra parte dell’Oceano Atlantico. Lo rievoca in America primo amore (1935) il nobile siciliano duca di Solimena che Mario Soldati incontra a Chicago:
Mais, dites-moi, vous que venez d’Italie. Oh, l’Italie… si vous saviez combien j’y pense. Naples, Rome, Gnes, Turino, I portici di via Po… le sartine, Baratti e Milano […]. E così dicendo socchiudeva gli occhi, sorrideva, vedeva: cosa vedeva? / vedeva certo una vetrina di Baratti, fondants paste marrons glacés, e riflesso nei cristalli il civile passeggio dei portici all’ora del vermouth