Natalia Ginzburg e il suo Lessico famigliare continuano a richiamare attenzione e partecipazione. Piace la merenda ottocentesca allo storico Caffè Platti

Guidati dalle parole del suo Lessico famigliare, che le valse il Premio Strega nel 1963, la passeggiata ripercorre la mappa che l’autrice disegna della città, dove memoria privata e storia collettiva si intrecciano per riscoprire i luoghi di una delle voci più importanti della letteratura italiana del Novecento.

Dalla casa di via Morgari nel quartiere San Salvario al Parco del Valentino, dalle case di via Pastrengo e corso Re Umberto alla casa editrice Einaudi, un itinerario alla riscoperta dei luoghi che hanno plasmato la vita e la scrittura di una delle voci più intense del ‘900. Al termine sosta degustazione al Caffè Platti per una merenda “ottocentesca”.

Nel segno di una lingua comune, quel lessico particolare, capace di identificare in un abbraccio Natalia e la sua famiglia, si staglia viva la Torino degli anni Trenta, del conflitto, delle leggi razziali e dei bombardamenti fino al dopoguerra.

Merenda settecentesca con cioccolata calda e quella ottocentesca con il bicerin allo storico Caffè Platti, che la scrittrice ricorda con nostalgia

Mi preparavo a lasciare Torino per sempre. Dicevo addio, nel mio cuore, alla casa editrice, alla città. Mi proponevo di lavorare ancora alla casa editrice nella sede romana; ma pensavo che sarebbe stato molto diverso. Quella che amavo era la casa editrice che si apriva su corso re Umberto, a pochi metri dal Caffè Platti, a pochi metri dalla casa dove stavano i Balbo, quando abitavano ancora a Torino; e a pochi metri da quell’albergo sotto i portici, dove era morto Pavese. Amavo nella casa editrice i miei compagni di lavoro, quelli e non altri.